9 novembre 1989-2009: il Muro di Berlino

BerlinWall1

(foto: Marco)

Quando mi ritrovai di fronte quel tratto di muro rimasto, lungo poco più di un chilometro, tutto colorato, disegnato, caldo ma gelido, insieme all’amico Marco nel lontano 2004 pensai a come doveva essere diversa la grande Berlino pochi anni prima.

Un muro all’apparenza neanche tanto imbarazzante, ma lungo, inarrivabile, controllato, pericoloso.
Se eri di qua eri fortunato, se eri di là facevi spesso i conti con la fame. Ma se eri di qua eri a 15 metri dal di là. Uno spessore che fa ridere oggi a chi lo cammina quotidianamente, che faceva invece piangere chi fino al 1989 ne sperava l’annullamento, l’inesistenza.

Non era una città Berlino fino quella notte; era come un cuore pulsante, anatomicamente ben diviso da due zone distinte, che mai avrebbero dovuto impregnarsi l’un l’altra.
Invece le cose cambiarono, e la membrana del muro di cemento armato che, credetemi, è la cosa tra le più dure e armate che abbia mai toccato, diventò come un delicatissimo muro di carte. Poche persone bastarono a scardinare un metro lineare, milioni per abbatterlo definitivamente tutto. Tanta la rabbia, la necessità, la fame, la stanchezza… il ferro di quel muro diventò cotone, il cemento burro.

Nel 1989, esattamente 20 anni fa, avevo 8 anni, ma ricordo alcune scene come fosse ieri. Alla tv le Trabant stracolme di gente strombazzavano nel passaggio da est a ovest e le persone sopra il tetto della mitica macchina bevevano da calici quello che era forse il primo spumante mai assaggiato.
Mai visti così tanti tadeschi ridere ed essere felici.

Una rivoluzione senza spargimento di sangue, come dovrebbe sempre essere.
Un passo nella storia dell’Europa che spero possa essere fatto anche in tanti altri posti (Israele e Messico i più famosi) dove i muri ancora dividono non solo due realtà, ma soprattutto due voglie di essere uniti.

Prendo la mia Trabant e me ne vado.

BerlinWallSign

Oggi le macchine sono parcheggiate fra est e ovest, nel segno che corre per tutta la città (foto: Marco)

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